Il lavoro, esercizio di democrazia

Lettera diocesana 2024/05

La prossima Settimana sociale dei cattolici in Italia (Trieste, 3-7 luglio 2024) avrà come tema il “cuore” pulsante della democrazia: la partecipazione democratica. La Costituzione italiana indica le coordinate della partecipazione, imponendo alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» che impediscono «il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3, c. 2 Cost.).

La Repubblica è dunque impegnata a favorire la partecipazione “effettiva” di tutti i lavoratori. L’articolo 3, inoltre, suggerisce e prescrive che la partecipazione democratica non si esaurisca nella sola dimensione “politica”, ma si estenda a tutti i rapporti umani, anche quelli sociali ed economici. In questo senso, le madri e i padri costituenti parlavano di una «democrazia sostanziale», per superare quella solo «formale» dello Stato liberale che era circoscritta alla sfera politico-elettiva. A testimoniare questo cambiamento di paradigma, il lavoro fu posto a fondamento della Repubblica: lavoro da intendersi non come generico mezzo di sviluppo economico, ma come esercizio specifico di democrazia nel lavoro, attraverso «un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società» (art. 4), come hanno ricordato i vescovi italiani nel messaggio per il 1º maggio (https://www.settimanesociali.it/news/il-lavoro-per-la-partecipazione-e-la-democrazia/).

Gli articoli 45 e 46 della Costituzione introducono due modelli di partecipazione economica: quello cooperativo, alternativo alle forme societarie lucrative, e quello fondato sul diritto dei lavoratori alla «collaborazione» alla gestione delle imprese, come paradigma per rendere democratiche le società economiche. Cooperazione e diritto dei lavoratori alla co-gestione delle imprese – insieme al riconoscimento della libertà sindacale (art. 39) – erano dunque strumenti di democrazia nelle aziende, attraverso cui il lavoro non era più pensato come eterodiretto perché subordinato, ma attivo perché strumento di partecipazione.

Il progetto costituzionale è ancora attuale, anche se, in larga parte, inattuato. In tal senso, è indicativo che nelle scorse settimane sia riemerso il dibattito sull’attuazione dell’art. 46, a seguito di una proposta di iniziativa popolare della Cisl che sembra trovare consensi trasversali tra le forze politiche e sociali. Si tratta di una proposta che ha il merito di riavviare il dibattito sulla partecipazione economica, ma che – affidando alla sola contrattazione collettiva l’applicazione della collaborazione dei lavoratori – rischia di non sortire gli effetti sperati.

La Costituzione, ponendo al centro dell’ordinamento la persona che lavora, indica nella partecipazione economica lo strumento attraverso cui è possibile garantire i presupposti della democrazia. Nonostante la mancata attuazione del progetto costituzionale, la riscoperta di quel disegno deve suscitare un rinnovato impegno: abbiamo tra le mani, infatti, una mappa ancora attuale che può e deve orientare la nostra navigazione democratica.

Andrea Michieli, assegnista di ricerca di diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Padova
e membro della delegazione padovana alla Settimana sociale di Trieste