Da vedere 2017/05

ALLA LUCE DEL SOLE

di Roberto Faenza
genere: drammatico, 92′

È il 15 settembre 1993. Quando si vede circondato in piazza da alcuni killer, don Giuseppe Puglisi, per tutti Pino, capisce che per lui è finita e, rivolgendosi con un sorriso agli assassini, dice: «Me l’aspettavo». Siamo a Palermo, nel quartiere Brancaccio, uno dei più disagiati e ad alta densità mafiosa della città. Qui don Puglisi è diventato nel 1990 parroco di San Gaetano e ha preso di nuovo contatto (lui è nato in quella zona) con una realtà fatta di miseria e soprusi. Una terra di nessuno, dove lavoro nero, contrabbando, spaccio di droga, furti sono all’ordine del giorno. I bambini vivono per strada e il quartiere è l’unico della città in cui non esiste una scuola media né un asilo nido. In flash back, ecco don Puglisi pronto a rimboccarsi le maniche. Sostenuto da alcuni collaboratori, organizza corsi scolastici, attività sportiva, lezioni di teologia di base. Ben presto, il suo attivismo entra in conflitto con i programmi dei boss. Don Puglisi li prende di mira e anche i politici locali vengono criticati in pubblico per aver permesso il degrado di quel quartiere.

L’inaugurazione del Centro Padre Nostro e di altre attività comunitarie segna l’inizio di una serie di minacce e di avvertimenti contro di lui e i suoi collaboratori. Il momento finale arriva il 15 settembre 1993. Nel giorno del suo compleanno, don Puglisi viene assassinato.

Scelta decisa e coraggiosa quella di Roberto Faenza di portare su grande schermo gli ultimi anni di vita di don Giuseppe Puglisi, nobile e scomoda figura di sacerdote. «Per un desiderio forse impossibile di risarcimento abbiamo scelto di raccontarla – dice Faenza – … per fare emergere un’ineguagliabile lezione d’amore per la giustizia e la non-violenza, insieme a un forte messaggio pedagogico…». Nel ricostruire gli anni dal 1990 al 1993 (segnati da tanti altri lutti e in Sicilia dagli omicidi dei giudici Falcone e Borsellino), il regista mette in campo partecipazione e rispetto, affetto e rabbia, impotenza e voglia di non arrendersi. Il racconto così è affidato a immagini di grande emotività e di vibrante visionarietà, raggiungendo l’obiettivo di coniugare la cronaca (i fatti, i luoghi, le facce) con la denuncia (scaturita da quegli avvenimenti ma più ampia, quasi rivolta a tante altre situazioni dove il sopruso domina le coscienze). Forse qualcosa è sacrificato sotto il profilo puramente ecclesiale, ma ricordandoci il sacrificio di questo sacerdote e invitandoci a stare al fianco di chi perde la propria vita per una migliore convivenza civile, il film, dal punto di vista pastorale, e da valutare come raccomandabile, e nell’insieme problematico (a cura della Commissione nazionale valutazione film CEI).