Corro verso la meta…

Lettera diocesana 2020/02

«È compito del celebrante, cioè del Vescovo o di chi ne fa le veci, remota o prossima che sia stata la sua partecipazione alla deliberazione precedentemente presa, spiegare o nell’omelia o nel corso del rito l’indole religiosa ed ecclesiale dell’“elezione”. Spetta dunque a lui in primo luogo dichiarare davanti ai presenti il giudizio della Chiesa e ascoltare, secondo l’opportunità, il loro parere, quindi chiedere ai catecumeni la personale manifestazione della loro volontà, infine, agendo in nome di Cristo e della Chiesa, convalidare l’ammissione degli “eletti”. Dovrà inoltre spiegare a tutti il divino mistero che è contenuto nella vocazione da parte della Chiesa e nella sua celebrazione liturgica; ammonire i fedeli a prepararsi alle solennità pasquali insieme con gli eletti, ai quali devono essere di esempio» [Rito dell’Iniziazione cristiana degli adulti (= RICA), nr. 138]

 

Sono molti anni che all’inizio di gennaio – presente l’équipe diocesana per il catecumenato degli adulti e dei ragazzi (tra i 7 e i 14 anni) – incontro i parroci e i catechisti dei catecumeni candidati a ricevere, nella Pasqua ormai vicina, i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia. E sono proprio i parroci e i catechisti a raccontare – di questi catecumeni – le storie più insolite e commoventi, le fragilità e le più inaspettate grandezze d’animo, l’opera della grazia più lucente o quella del peccato più cupo; ed è proprio tutto ciò che conduce la nostra Chiesa a discernere la volontà di Dio su questi catecumeni affinché siano ammessi ai santi misteri nella luminosa notte pasquale. Questo incontro – detto Deliberazione sull’idoneità – si propone di scorgere, fatto salvo il primato della grazia, i segni di una persona sinceramente orientata a Dio, preparata accuratamente a conoscerne il mistero e liberamente desiderosa di entrare a far parte della Chiesa cattolica: sulla base di questo discernimento la stessa Chiesa decide sull’ammissione di questi catecumeni ai sacramenti pasquali.

All’inizio della Quaresima, il cui scopo primario è da sempre quello di condurre i catecumeni all’iniziazione sacramentale, il vescovo di ogni Chiesa locale celebra il Rito di elezione (detto anche Iscrizione del nome) con il quale egli manifesta – a nome di tutta la Chiesa, dopo aver ascoltato il parere di coloro che ne hanno curato la preparazione – la chiamata, o meglio la vocazione, della Chiesa stessa rivolta a questi eletti perché si uniscano misticamente a Cristo immolato, sepolto e glorificato. La Chiesa, eleggendo i catecumeni ai sacramenti pasquali, mostra loro la sua più grande sollecitudine materna (cfr. RICA, n. 135), concludendo così il tempo del catecumenato.

L’elezione si svolge secondo un dispositivo rituale molto lineare ma profondamente adeguato a rappresentare la potenza e lo splendore della chiamata di Dio:

Il rito di introduzione, assolutamente misurato nella sua impostazione, altro non manifesta – come in ogni atto rituale della Chiesa – che l’orientamento a Dio dell’assemblea, radunata nella Cattedrale.

La liturgia della parola radica il Rito di elezione nella verità esistenziale della sequela di Cristo: celebrando questo evento la prima domenica di Quaresima, il vangelo che la domina è sempre quello delle tentazioni di Cristo, portato nel deserto (cfr. Mt 4,1-11; Mc 1,12-15; Lc 4,1-13); l’eletto diventa cristiano non come fosse l’algido assertore di una dottrina, quanto piuttosto restando dentro la verità della carne dell’uomo, sempre tentato dall’Antico avversario di scegliere – tra le concrete vicende personali – se stesso anziché Dio e il suo amore.

La presentazione dei candidati vuole concretamente portare alla presenza del vescovo coloro che sono stati dichiarati idonei ai sacramenti pasquali perché egli, sentito il parere di quanti ne hanno curato la formazione, li ammetta a nome di tutta la Chiesa a questa grazia. In ragione di ciò il vescovo si premura di ascoltare pubblicamente il parere dei padrini, perché testimonino se i catecumeni «hanno ascoltato fedelmente la parola di Dio annunziata dalla Chiesa»; quindi si assicura che essi abbiano «cominciato a camminare davanti a Dio, mettendo in pratica la Parola che hanno ascoltato» e siano stati «in fraterna comunione» con la Chiesa stessa.

L’interrogazione dei candidati e la petizione rivelano la più profonda verità del catecumenato, come esercizio della libertà che l’uomo ha di seguire Dio o di rifiutarlo; per questo essi dichiarano pubblicamente il loro nome al vescovo, iscrivendolo sul Registro diocesano dei catecumeni divenuti, ormai, eletti alla grazia della rinascita pasquale.

L’ammissione o elezione da parte del vescovo suggella la chiamata della Chiesa che li ha «prescelti per essere iniziati ai santi misteri nella prossima Veglia pasquale», raccomandando loro la fedeltà a Dio.

Una preghiera per gli eletti accompagnata dal loro congedo mostra la fede della Chiesa nel sostegno della grazia, sollecitando questi catecumeni a essere dei veri atleti di Cristo: essi, come corridori ai blocchi di partenza si schierano, all’inizio della Quaresima, a compiere la corsa verso la meta: Cristo ucciso, sepolto e glorificato! Risuonano le parole dell’Apostolo delle genti: «Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù» (Fil 3,8-14). Come usavano fare gli antichi competentes – l’antico nome dei catecumeni giunti al termine del loro itinerario – anche gli eletti della nostra Chiesa, come atleti che corrono insieme [cum + petere] verso la meta, giungeranno al rinnovamento di sé nell’acqua che seppellisce l’uomo vecchio con il peccato e la sua concupiscenza, nello Spirito santo che dona la stupefacente figliolanza adottiva e nel sangue che immerge nell’amore divino, pegno di risurrezione e farmaco di immortalità.

don Gianandrea Di Donna, direttore Ufficio diocesano per la Liturgia